"Il pubblico di oggi non si vuole più rispecchiare nel cinema"?

L'altro giorno ho visto l'intervista fatta a Giovanni Veronesi, a Che tempo che fa, riguardo il suo ultimo film. Ad un certo punto Fazio ha letto una frase tratta dalla recensione di Curzio Maltese (giornalista di Repubblica, per chi non lo sapesse) che diceva:

«Manca forse il coraggio di osare, di andare oltre certi bonari stereotipi. Sono un po' i limiti della nuova commedia italiana. Ma non si sa quanto sia un problema di registi, autori e attori, visto che i talenti non mancano, e quanto non si tratti invece di un problema di pubblico. Gli italiani di oggi non sembrano più altrettanto disponibili a guardarsi allo specchio, come lo erano nei decenni passati».

E' una riflessione molto interessante secondo me, ma mi chiedo (e vi chiedo) secondo voi il fatto che il pubblico non si voglia più rispecchiare nel cinema, al di la che lo consideriate vero o meno (e sarei interessato a conoscere anche la vostra posizione in proposito), è un problema del cinema italiano o in generale di quello mondiale al giorno d'oggi?

 

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Commenti

  • Credo che il problema sia molto più profondo che non solo quello di non rispecchiarsi ed immedesimarsi nei personaggi e nelle storie che il cinema, italiano ed internazionale, oggi ci propone: la mancanza di idee sicuramente è il fatto principale, ma non unico.

    La diffusione della televisione (sia come elettrodomestico che come mezzo informativo), in qualche modo, ha contribuito a mandare in crisi l' industria cinematografica, distogliendo pubblico e abbassando la cultura dei film stessi, con serie TV banali e superficiali, oltre alla cronica assenza di idee ma soprattutto con una valorizzazione da parte dello Stato per l' arte in generale e in particolare per questa forma di spettacolo, facendo mancare fondi per produrre film di qualità.

    Come sottolinea l' utente prima di me, sembra che in Italia il fenomeno cinematografico dell' anno è rappresentato dai cine-panettoni, che si fregiano di finanziamenti pubblici, in quanto, appunto, di interesse: la trovo una situazione scandalosa, ma soprattutto irritante che un film pieno di stereotipi (giustamente sottolineato da Veronesi) e battute di basso profilo possano rappresentare il pubblico e l' italiano all' estero, io sinceramente mi vergogno moltissimo.

    Ormai fare cinema è come dirigere un' azienda, ancora prima di produrre il film si pensa per prima cosa a produrre degli utili, non più svolgere un' azione sociale e culturale, come è giusto che il film debba dare: spendere il meno possibile per un copione, possibilmente che vada bene per poi altri film (ed è il caso dei cine-panettoni: tanto le battute sono quasi sempre le stesse), una sorta di "format" da produrre in serie, di genere leggero in modo da attirare il pubblico senza che faccia molta fatica nel pensare ai messaggi che il film può avere al suo interno.

    Credo ci sia la necessità di rieducare il pubblico al buon cinema d' essai, allo stesso modo in cui si educa alla musica, all' arte, al teatro e ogni altra forma di spettacolo in generale, che sia un segno identitario di una collettività.
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